Gabbiani d’asfalto

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Deborah D’agostino

L’Autrice ci offre una scelta di poesie con una storia – premi, riconoscimenti – oppure un particolare valore affettivo, privilegiando le opere più recenti che aprono una nuova stagione poetica: riconosciamo lo stelo dal quale le parole sorgevano ma cambiano i colori, le prospettive, la densità delle atmosfere.  Scrisse Jean Cocteau: “Un vero poeta non si preoccupa di essere poetico, come un giardiniere non profuma le sue rose”, e così questa giovane Poetessa italiana non si preoccupa di dimostrare la propria cifra poetica, non è trattenuta dall’incertezza, dal dubbio.

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Poesie Bonsai

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di Rodolfo Carelli

Rodolfo Carelli è nato a Montesarchio (BN) nel 1931. Risiede a Sabaudia dal 1949. Ha ricoperto incarichi amministrativi (Comune, Provincia e Regione). Parlamentare dal 1976 al 1994, è stato Segretario e Vicepresidente della Commissione Cultura della Camera. 

Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: Un posto nel profondo, Firenze, Nuove edizioni Vallecchi (Premio Viareggio Opera prima, 1974); Il regalo del Torchio, Bari, Laterza (Premio Dino Campana, 1982); Memoria d’amore, Roma, Il Ventaglio (Premio Minturnae Fedele, 1985); Una cifra in più, Roma, Newton Compton (Premio Alfonso Gatto, 1992); Per questo tuo ostinato amore, Milano, Amadeus Editore (Premio Presidenza del Consiglio, 2001); Circe e Ulisse… Il compasso, Roma, Pagine, 2002; L’altra metà del cielo, Il Territorio, 2007; L’artista e il suo rovello, Firenze, Polistampa, 2011. Mario Luzi ha scritto la prefazione a tre sue raccolte.
È stato membro del primo Consiglio Nazionale per l’Arte e per la Musica. Nel 1980 ha promosso, con l’amico Renzo Ricchi, il Premio Nazionale ed Internazionale di Poesia Circe Sabaudia, di cui è stato il Presidente per 27 edizioni. Mario Luzi ha presieduto la Giuria Letteraria dal 1980 al 2005 e gli è succeduto, per le due ultime edizioni, Corrado Calabrò.



Anno di Pubblicazione: 2014
Formato: 105 × 148,5
Prezzo: 13,00
Pagine
ISBN:  9788897591269 
       
           
           

 



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Da una lunetta intraperta

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Mario Palluzzi

Chi è questo Autore? Un artista di profondo respiro e grande abilità espressiva. L’armonico incedere prosodico l’ardore netto delle rappresentazioni, il prestigio formale, questi e tanti altri pregi non bastano ancora a farne capire ed apprezzare la lucida poesia…Tutto è delicatezza, risonanze, sfere intellettive e sensoriali che interferiscono finemente…
Un poeta delle cose che sono. Ermetismo zero, languori ed evanescenze meno che zero…
Straordinario il poema intitolato Lezione quarta, leggetelo con devozione.



Anno di Pubblicazione: 2014
Formato: 160 × 240
Prezzo: 14,00
Pagine: 140
ISBN9788897591283
       
           
           

Mario Palluzzi vive a Priverno, dove è nato nel 1950. La sua produzione poetica annovera: Canti (Bergamo, 1975); Dell’arte ovvero dialogo tra donna e cavallo (Latina, 1978); Lamentazioni (Priverno, 1983); Tre cantici nuovi e una variazione (Priverno, 1985); La terra di Canaan… e solo incamminamenti (Spinea, 1967); Sinopie (Roma, 2009).



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Rime Naif

Rime Naif

di Salvatore Sanna

L’autore di questo libriccino ritiene di aver posseduto, in un periodo compreso tra la fanciullezza e la primissima giovinezza, un’assai mo-desta ma almeno schietta vena poetica, essiccatasi all’improvviso e per sempre dopo quel tempo, e vanamente rimpianta sino ad oggi. Ma ha raccolto, incoraggiato anche da valenti critici, quasi tutte queste sue rime sparse, con pazienza, ricercandole su fogli e quaderni vecchissimi, e le ha ora rese pubbliche, grazie all’amicizia e alla stima del suo gentile editore. La maggior parte di esse risalgono all’adolescenza, e parte per questo, parte forse per l’indole stessa dell’autore, insofferente da sempre di astruserie (persino, forse, oltre il lecito), hanno appunto un carattere naif, con qualche sbandamento espressivo che può riuscire non sgradito; sono inoltre scritte in strofe e metri rigorosamente classici: e anche questo concorre alla loro naiveté. I proverbiali “languori e smarrimenti” dell’adolescenza ci sono tutti, in queste rime, e insieme quell’amorosa contemplazione degli spettacoli della natura, delle sue ore e stagioni, albe, tramonti, primavere, inverni e così via, sui quali tanto gli adolescenti amano e sempre hanno amato proiettare i loro stati d’animo. E neppure mancano, tipici dell’adolescenza, goliardici momenti di umorismo, e lo scherzo mariuolo, antidoto alla ‘barba’ delle lezioni e della scuola.

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Carillon

carillon

di Salvatore Sanna

Ubi lates, ninfa bella? Perché il presente volumetto si intitola Carillon? Per la sua piccolezza, innanzitutto. E poi per il vivo, estremistico gusto dell’antico, dell’arcaico, del grazioso, del retrò, dell’orecchiabile, diciamo anche dell’ingenuo, che vi si dispiega, tanto nei versi quanto nelle prose. Tal quale in una musichetta di carillon. L’autore sa bene che il mondo intorno a lui ha altri gusti, come gli disse un eminente critico cui sottopose in lettura i propri testi (ma soggiungendogli: lei segua la sua vena); però si è domandato: cos’è il mondo riferito a un libro? Qual è, propriamente? Quello dei critici e letterati o quello dei lettori? E i lettori, quelli anonimi, che fanno la vita di un libro, non potrebbero forse gradire una musica non volgare ma cadenzata e orecchiabile, piuttosto che la quartettistica intenzionalmente ardua e difficile più in voga tra le pubblicazioni odierne? Che volete? Lo confesso. Sono al mio esordio letterario – benché mi ritrovi ormai quasi vecchio – e avrei caro, semplicemente, di essere letto. Anche le Note Critiche, che chiudono il libretto, giudicate da un illustre studioso, oggi defunto, indovinate abbastanza nel taglio, ma assai modeste nel contenuto (ma erano, in origine, un compito di scuola!), non ritengo, proprio per questo, che stonino, malgrado la loro diversità formale, se collocate insieme con gli altri miei scampoli. Idee un po’ scontate, da repertorio? Formule un po’ usate? Accenti non peregrini? Banalità, persino? D’accordo, ma come nelle musichette del Carillon…

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